REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA COMUNE DI NUORO Assessorato alla Cultura Il Sindaco di Nuoro Mario Demuru Zidda e l'Assessore alla Cultura Teresa Pintori invitano la Cittadinanza all'apertura del museo che si terrà giovedì 20 maggio 2010, ore 18.00 a Nuoro Piazza Santa Maria della Neve, 8. Sarà presente l'Assessore della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport della Regione Autonoma della Sardegna Maria Lucia Baire. A Nuoro, il Museo Ciusa illustra alla Sardegna l’ispirazione e le opere del suo “primo scultore”. Il Comune di Nuoro dedica alla figura del grande artista, affermatosi giovanissimo alla Biennale di Venezia del 1907 con la scultura La madre dell’ucciso, una esposizione permanente curata e gestita dalla ILISSO Edizioni. Il museo espone circa 60 pezzi, tra cui nove gessi appartenenti alla grande statuaria di Ciusa, afferenti al patrimonio della RegioneAutonoma della Sardegna, e numerosi lavori in terracotta e pasta marmorea affiancati da disegni e documenti d’archivio. Importante progetto espositivo mirato all’approfondimento dell’intera produzione dell’artista, l’allestimento mira ad esaltare quello che nel progetto di Ciusa doveva costituire il ciclo de I cainiti, un poema plastico che illustrasse la Sardegna più arcaica dell’entroterra barbaricino, e approfondisce con autorevolezza il prezioso racconto, magico e simbolico, delle arti decorative. Le opere esposte riflettono i momenti più intensi della ricerca di Ciusa, dagli esordi nei primi del Novecento fino agli anni Quaranta e trovano a Nuoro una ideale collocazione, che esplica il racconto dell’ispirazione di un artista che da questi luoghi trasse la sua prima e autentica forza. L’artista. Nota biografica. Francesco Ciusa (Nuoro 1883-Cagliari 1949) è l’iniziatore della scultura moderna in Sardegna. Dopo la formazione fiorentina all’Accademia di Belle Arti, ottiene – giovanissimo – il riconoscimento della critica alla Biennale di Venezia del 1907 con la scultura La madre dell’ucciso; dopo questa affermazione, incitato dai più autorevoli intellettuali isolani torna in Sardegna per stabilirsi a Cagliari. Durante gli anni Dieci del Novecento lavora alle sculture di quello che, nel suo progetto, costituiva una sorta di poema plastico (I cainiti) dedicato alla Sardegna dell’interno, il mondo pastorale barbaricino in cui Ciusa era nato. Nascono così le opere Il pane (1908), Il nomade e La filatrice (inviati alla Biennale di Venezia del 1909), Dolorante anima sarda (Esposizione Internazionale di Roma del 1911), Il cainita (Biennale veneziana del 1914). Tra il 1916-18 si dedica a lavori e temi legati alle circostanze belliche: la Medaglia in onore della Brigata Sassari (1916), le illustrazioni per l’album I tuoi figli, Sardegna eroica! (1917), alcune lapidi. È del 1917 il manifesto nazionale Rinnovandoci rinnoviamo per la rinascita delle arti decorative italiane. Nel 1919, spinto da necessità economiche, si concentra sulla ceramica fondando a Cagliari la manifattura Spica; nel 1923 espone alla I Mostra Internazionale delle Arti Decorative di Monza le sue Terrecotte patinate “a freddo”. Considerato l’iniziatore della moderna ceramica artistica sarda, assume la direzione della Scuola d’Arte Applicata di Oristano. Intanto, realizza le sculture in “stucco a marmo” La campana, Il ritorno e Sacco d’orbace (1920-22) e lavora al progetto del Monumento ai caduti di Iglesias, terminato nel 1928; la committenza, insoddisfatta del tono antieroico del gruppo scultoreo, chiede l’aggiunta di una figura di Vittoria, forzatura che indurrà l’artista a sconfessare l’opera. Nello stesso anno L’anfora sarda, presentata alla Biennale veneziana, è accolta freddamente dalla critica. La fama di Ciusa doveva gradualmente declinare: nel 1930 la scuola di Oristano è costretta alla chiusura, e la “Famiglia artistica sarda” (che lo vide tra i fondatori) per la tutela degli interessi della cultura isolana, viene quasi subito soppiantata dal Sindacato Regionale Fascista Belle Arti, il cui invito a prendere parte alla prima Mostra Sindacale di Sassari del 1930 fu declinato dall’artista. Nel 1931 Presenta al Comune di Nuoro il bozzetto, eseguito già da tempo, per un Monumento a Sebastiano Satta, realizzato in forma semplificata solo nel 1934 e in seguito distrutto dall’incuria e da atti vandalici. Tra il ’39 e il ’40 soggiorna a Orgosolo, realizzandovi tra gli altri l’ultima sua grande opera, Il fromboliere. Nel 1943 i bombardamenti che colpiscono Cagliari distruggono il suo studio. Da tempo ammalato, muore il 26 febbraio 1949. Il progetto museo logico L’origine dell’ispirazione nella grande statuaria di Ciusa sono gli episodi, le situazioni e le immagini vissuti in giovinezza a Nuoro, trasposti sul piano del mito: il racconto di un mondo primitivo e rude, ma anche intimistico e sensuale nella Sardegna più arcaica, quella dell’entroterra. L’allestimento del Museo segue l’intenzione di questo racconto, sottolineandone i temi e l’emozione senza seguire un rigido ordine cronologico per privilegiare, piuttosto, un processo emozionale in crescendo che raggiunge il culmine con il gesso de La madre dell’ucciso, l’opera più conosciuta, e sicuramente tra le più sentite, della produzione di Francesco Ciusa. Il nucleo centrale delle opere esposte, che illustrano l’intera ricerca dell’artista dagli esordi nei primi del Novecento fino agli anni Quaranta, è costituito da un importante gruppo di nove sculture tra le quali la prima e l’ultima della sua produzione, afferenti al patrimonio della RegioneAutonoma della Sardegna. I gessi de La madre dell’ucciso, Il nomade, Dolorante anima sarda, Il cainita, Il bacio, L’anfora sarda, La filatrice, Il pane sono stati formati sugli originali pochi mesi dopo la morte dello scultore nel febbraio 1949, su iniziativa del figlio Giovanni, per essere presentati alla Mostra d’Arte Moderna della Sardegna, tenutasi a Venezia all’Opera Bevilaqua La Masa. La nona scultura del gruppo, Il fromboliere, ultimo capolavoro, in cui tornano con forza i temi e le emozioni della sua ricerca, è stata realizzata dall’artista durante un soggiorno a Orgosolo nel 1939-40. A completare il percorso si aggiungono altre importanti opere, come alcuni elementi marmorei del distrutto monumento a Sebastiano Satta, eretto nel 1931 a Nuoro e qui in parte ricostruito, e i suoi innovativi lavori in terracotta e in pasta marmorea, affiancati da disegni e documenti d’archivio. Il progetto museografico ![]() Il Museo Ciusa è ospitato all’interno del vasto complesso architettonico dell’ex Tribunale di Nuoro (eretto di lato alla Cattedrale e prospiciente la piazza San Francesco, inglobata nella più ampia piazza SantaMaria della Neve). L’edificio ospitante, costruito all’indomani dell’unità nazionale, è stato oggetto di un recente sostanziale restauro di risanamento (completato nel 2004) e rappresenta una costante nei ricordi e nell’immaginario della popolazione nuorese: antico convento, tribunale consegnato alla storia letteraria da Salvatore Satta e infine istituto scolastico ancora presente tra i ricordi dei membri della comunità. Oggi, sede dell’esposizione permanente delle opere di uno degli artisti più importanti per lo sviluppo culturale della città e dell’Isola. Situato al secondo piano, nella parte est dell’edificio, il Museo Ciusa si compone di 6 ambienti serviti da un corridoio distributivo: un insieme spaziale coerente e circoscritto, segnato da una sorprendente altezza della copertura che asseconda ed esalta l’esposizione dei manufatti scultorei, collocati in modo da agevolare una piena ed ottimale contemplazione dell’opera tutta. L’allestimento ha semplificato ogni stimolo materico-visivo, per spostare interamente l’attenzione sulla fruizione delle opere tramite la regolarizzazione degli spazi e la esaltazione drammatica ottenuta attraverso la distribuzione nelle sale (che espone il visitatore ad un crescendo emotivo), l’uso teatrale della luce e l’amplificazione della dimensione partecipativa ed emozionale con l’utilizzo di filmati d’epoca. Il marchio ![]() Il marchio originale, realizzato appositamente per il Museo dalla Ilisso, riprende i caratteri e l’impostazione che fu della carta intestata disegnata da Francesco Ciusa per la manifattura Spica. Ornato dalle formiche care all’artista (luzanas in nuorese, come luzana è l’argilla, materia di tanti dei suoi lavori nel campo delle arti applicate) e dalle spighe di grano, fonte di nutrimento e simbolo di cultura come cibo e quotidianità, richiamandosi all’opera e ai temi cari a Ciusa vuole raccontare l’importanza della piccola vita, del piccolo oggetto, del gesto semplice ma di valore, dell’unione che fa la forza. |
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